Una passeggiata tra i campi in Myanmar (trekking da Kalaw al lago Inle)

Il lago Inle è una delle destinazioni più popolari in Myanmar. Vale la pena visitarlo, ma se si vuole provare la parte migliore conviene arrivarci facendo trekking da Kalaw.

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Situato nello Stato di Shan, il trek di tre giorni attraversa una zona rurale con bellissimi paesaggi e i villaggi delle minoranze. I primi due giorni sono i più interessanti, mentre l’ultimo è più di collegamento al lago. È disponibile l’opzione per 2 soli giorni di trekking, ma consiglio vivamente quello da 3 giorni. è possibile fare il percorso inverso partendo dal lago Inle fino a Kalaw. Ho scelto il tour di A1 trekking, che mi è costato 50 dollari inclusi vitto e alloggio, viaggio in barca e trasferimento del bagaglio grande.
Trekking da Kalaw

Amo i campi coltivati e qui ho potuto godere della vista di varie tipologie. Coltivazioni di tè, canna da zucchero, peperoncino, curcuma, pomodori, aglio e, naturalmente, riso e mais. Mucche e bufali sono molto spesso parte dello scenario, o mentre pascono beati, o utilizzati per tirare un carro o un aratro… o semplicemente montati per divertimento dai bambini. Qualche trattore e moto si incrocia sulla strada, ma per lo più si cammina in un paesaggio tranquillo e affascinante.
Peperoncini
Ero con un bel gruppo di 5 persone e una bravissima guida locale, Elliyas, che ha aggiunto grande valore al tour. Lui ci ha spiegato un sacco di cose sulle culture e i villaggi e sulla situazione politica in Myanmar. Le storie sulla corruzione dei militari e i che cinesi sfruttano la terra e le risorse ci hanno lasciato a bocca aperta così come apprendere con quanta intelligenza (e in modo pacifico) “the lady“ Aung San Suu Kyi si è comportato da quando era in carcere fino a vincere le elezioni 2015. Tutti la amano qui, dappertutto si vedono ritratti di lei e del padre. Elliyas è molto in gamba e ha un grande senso dell’umorismo: la storia vera della “signora del sapone”, che ha fatto questo trekking è una delle più divertenti che abbia mai sentito. Se venite dovete chiedergli di raccontarvela!

Abbiamo attraversato e dormito in alcuni villaggi delle tribù (ci sono 135 minoranze in Myanmar). C’era una signora di 86 anni che ancora tesseva borse coloratissime con un telaio tradizionale. In questi tempi in cui un operai cinese probabilmente ne fa decine al giorno è stato romantico vedere che le servono 3 giorni (lavorando 4 ore al giorno) per farne una soltanto. Nei giorni successivi quando vedevo qualcuno con una borsa di quel tipo non potevo fare a meno di chiedermi se fosse una delle sue.
La tessitrice

La gente è cordiale e i bambini adorabili, ti salutano con la mano e – a differenza degli altri paesi del sudest asiatico in cui dicono “hello” – ti urlano “minglaba”. Ma la vita è dura qui, senza molte comodità. Così era anche dalle famiglie presso cui abbiamo alloggiato. Farsi la doccia gelata con secchiate d’acqua era la parte facile. Essendo a circa 1.500 m di altezza nel mese di gennaio fa veramente freddo di notte. Senza stufe / caminetti e con pareti di legno con spifferi enormi. La prima notte la temperature è sceso sotto 0 e le due coperte che avevo non bastavano. Sono riuscito a sopravvivere indossando per dormire tutti i miei vestiti insieme (due felpe, giacca a vento e due paia di pantaloni). Unica consolazione è che l’elettricità era disponibile grazie a pannelli solari installati di recente. Curiosità: il governo militare li aveva promesso prima delle elezioni del 2010, ma non ha mantenuto la promessa. Così è stata Aung San Suu Kyi a fornirli la prezzi estremamente bassi (uno piccolo costa circa 50 dollari). Ad ogni modo, mi sono divertito molto in questi alloggi familiari perché erano rveri (la famiglia dormiva al piano di sotto o in un’altra stanza), senza privilegi, non come quelli falsi turistici. A dire il vero, abbiamo avuto un privilegio … un cuoco tutto per noi! Sì, c’era una persona che viaggiava davanti a noi, inviata dall’agenzia, per preparare i nostri pasti quando ci fermavamo per il pranzo, la cena e la prima colazione. Le porzioni erano abbondanti e c’è stata una certa varietà (crepes, riso e curry, shan noodles… addirittura banane flambé).
Vacche sul percorso

L’ultimo giorno abbiamo raggiunto la riva sud occidentale del lago e preso una barca per Nyauang Shwe, la cittadina principale sul lago e la base per i turisti, Nel tragitto abbiamo attraversato gli orti galleggianti e le palafitte e incrociato alcuni pescatori con le caratteristiche reti. A dire il vero non c’è molto di più da vedere sul lago a parte il mercato galleggiante che si tiene ogni 5 giorni. Per cui, una volta finito il trek, tutti nel gruppo abbiamo convenuto che un altro giro in barca non fosse necessario e il giorno dopo abbiamo fatto un giro in bici, che si è concluso in una vigna per una degustazione di vini locali. Di certo non i migliori che abbia mai bevuto, ma è stata una sorpresa carina.
Orti galleggianti

In conclusione, il trekking da Kalaw è stata la parte migliore della visita al lago Inle. Raccomandatissimo.

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